http://www.ilgiornale.it/interni/il_marchio_mostra_superato_la_griffe_si_riconosce_colore/27-01-2012
«Il rosso Cina sotto la suola? Ha una sola funzione: far sapere a tutti che quelle scarpe sono mie!». Lo dichiarava Christian Louboutin in un'intervista dopo che i suoi stiletti erano diventati un oggetto di culto per moltissime donne.
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Certo, non tutti si accorgono della differenza fra una Louboutin e un'altra «pump» supergriffata, anche se molte donne le saprebbero riconoscere al volo. Magari senza sapere però che «questo è uno dei più brillanti esempi di marchi che sono riusciti a creare un elemento distintivo, che esprime forte personalità e allo stesso tempo trasmette emozioni» spiega Delphine Dumas, docente di Brand Managing allo Ied di Milano e Venezia. «È il marketing che diventa creatività: il massimo per una griffe, perch´ oltre a tecnica, mestiere e professionalità, c'è qualcosa di creativo che rende quel prodotto riconoscibile e unico». Qualcosa che tutti vogliono avere. E copiare, appunto. Un simbolo che riassume un mondo e si traduce in un colore, un tessuto, una stampa, una texture, a volte (anche) in un particolare inconfondibile. Perch´ oggi una griffe la riconosci così: la «logomania» è in via d'estinzione, esibire i loghi non va più di moda, lo sanno bene gli snob che da anni li cancellano o li nascondono.
Certo, non tutti si accorgono della differenza fra una Louboutin e un'altra «pump» supergriffata, anche se molte donne le saprebbero riconoscere al volo. Magari senza sapere però che «questo è uno dei più brillanti esempi di marchi che sono riusciti a creare un elemento distintivo, che esprime forte personalità e allo stesso tempo trasmette emozioni» spiega Delphine Dumas, docente di Brand Managing allo Ied di Milano e Venezia. «È il marketing che diventa creatività: il massimo per una griffe, perch´ oltre a tecnica, mestiere e professionalità, c'è qualcosa di creativo che rende quel prodotto riconoscibile e unico». Qualcosa che tutti vogliono avere. E copiare, appunto. Un simbolo che riassume un mondo e si traduce in un colore, un tessuto, una stampa, una texture, a volte (anche) in un particolare inconfondibile. Perch´ oggi una griffe la riconosci così: la «logomania» è in via d'estinzione, esibire i loghi non va più di moda, lo sanno bene gli snob che da anni li cancellano o li nascondono.
Oggi «il consumatore vuole la qualità, qualcosa che duri, al di là del logo», ecco allora gli elementi distintivi, quelli che fanno sì che un marchio entri nella memoria collettiva. Ecco il celebre tartan di Burberry, nato con i trench a fine ‘800 e poi utilizzato su ogni capo e accessorio. ... E il bordeaux di Cartier, l'azzurro di Tiffany, quella punta di arancione che fa subito pensare a Hermès, le righe «sbilenche» di Paul Smith.
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Ogni anno le maison fanno a gara per creare nuovi simboli, passi fondamentali secondo Dumas, «perch´ un brand è come una persona: resta lo stesso ma si deve evolvere, deve cambiare, a 40 anni sei diverso da quando ne avevi 20».
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Ogni stilista sogna di disegnare un oggetto cult almeno una volta, non tutti ci riescono. La pioniera è stata Coco Chanel, con la sua 255, la borsa trapuntata con la celebre catena, prima it-bag della storia e sunto del motto più famoso di mademoiselle: «La moda passa, lo stile resta».
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